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Full text: Relazioni dei giurati italiani sulla Esposizione Universale di Vienna del 1873: Fascicolo 3, Gruppo V. Sez. D - Seta e tessuti di seta

ARCHiTETTURA. 
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tornare nella memoria Iwan IV di Wassilei, il Terribile, che fece slrappare gli 
occbi airarcbitetto deila chiesa del Rremlino, acciocche non potesse riprodurre 
altroye quel russo miracolo d’arte. Le belle muioliche dipinte,, che, accomodate 
insieme, formano le faccie delle enormi stufe, i cuoi stampati e dorati, le ni 
tre industrie artistiche rosse traggono lutta la ispirazione dal bizantino: lianno 
sempre qualcosa del mosaico e dell’oro. Perö il bizantino ha avuto tempo di 
assumere lisonomia tutla russa. Sino dagli Ultimi anni del decimo secolo fn-- 
rono chiamati a coslruire a Riovia architetti greci, poi a Nowgorod, poi a 
Mosca; e lo spirito religioso serbö fino al giorno d’oggi quegli elementi, non 
ostante al classicismo di Pietro il Grande, ed al Quarenghi ed agli altri Ila- 
liani, che recarono tra le nevi ed i geli i tetti ribassati, i terrazzi p’ani, i 
portici aperti, e tutte le forme, sciupate, dell’arte di Roma. E strano: codestq 
indole russa non e serbata ora nell’arte dagli artefici russi; ma e svolta tutta, 
o quasi, da architetti, pittori ed ornatisti tedeschi, da qualche Francese e da 
qualche Italiano, diventati a un Iratto bizantini. Nella mostra architettonica 
russa, in mezzo ai nomi di dura ortografia germanica, trovammo un Moni- 
ghetti, valente artista, un Rossi, un Rastrelli, poi un Monferrand, un Bosse, 
un Carbonnier, e via via. 
Con gli altri popoli rientriamo in un’arte, che s’accosta alla francese ed 
all’italiana; ma la Svizzera non aveva di notevole che un restauro deila fac- 
eiata di San Pietro di Roma, composto sul disegno primitivo dal Gaymüller; 
il Belgio una chiesetta del Carpentier; la Spagna una Universita dei Rogent, 
arabizzante. Quanto all’Italia, non mancavano, .tra parecchi altri bei nomi, 
quelli di tre dei migliori nostri architetti: ma il prirao aveva mandato due 
immensi modelli in gesso senza piante e senza sezioni; il secondo, che avrebbe 
potuto riempiere di eleganti sue cose un’intiera sala, aveva mandato una pianta 
e due vedute prospettiche; il terzo, uomo tutto fantasia, un troppo vasto disegno 
di una sola facciata. E un gran dire che 1’ Italia debba sempre mostrarsi in 
faccia agli stranieri peggio di quel che sia in casa propria! E noi a Vienna erar 
vamo ridotti a cercare un conforto nella mostra tedesca (Tedeschi e Austriaci sono 
molto diversi, dove la poca roba non era compensata dalia boutä. La Banca berb- 
nese dell’Hitzig, la Galleria nazionale dello Strack, il teatro di Francoforte del 
Lucae, noti nomi, ma mediocri opere di stile gretto e scolastico; e nel resto 
qualche ragionevole disegno dell’ Hauberrisser di Monaco, ed uno studio del 
Thiersch sul Partenone, in cui dimostra con nuove misure che l’antico archi- 
tetto, per raddolcire le linee dei lunghi lianchi, aveva posto colonne e trabea- 
zione in leggerissima curva, facente pancia di qualche centimetro nel mezzo del- 
l’edificio — delicata minuzia, da aggiungere a quelle che giä erano cqnosciute 
nella perfetta arte dei Greci. 
Era inveee molto importante la esposizione architettonica delEAustria. Vi 
si trovava il progetto del Semper per 1’ingrandimento del palazzo imperiale, 
quello deila nuova Universita del Ferstel, quello del palazzo per le due Ga- 
mere dell’Hansen, quello del palazzo di Gitta dello Schmidt: colossali lavori 
che, salvo il primo, sono giä in via di costruzione. Lhiltimo e di Stile archia- 
cuto; gli altri di stile romano, a grandi scqmparti, con portici interminabili, 
coronali di statue, e, per cagione dello stile e deila vastüä, .di aspetto un poco
	        
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