ARCHiTETTURA.
M
tornare nella memoria Iwan IV di Wassilei, il Terribile, che fece slrappare gli
occbi airarcbitetto deila chiesa del Rremlino, acciocche non potesse riprodurre
altroye quel russo miracolo d’arte. Le belle muioliche dipinte,, che, accomodate
insieme, formano le faccie delle enormi stufe, i cuoi stampati e dorati, le ni
tre industrie artistiche rosse traggono lutta la ispirazione dal bizantino: lianno
sempre qualcosa del mosaico e dell’oro. Perö il bizantino ha avuto tempo di
assumere lisonomia tutla russa. Sino dagli Ultimi anni del decimo secolo fn--
rono chiamati a coslruire a Riovia architetti greci, poi a Nowgorod, poi a
Mosca; e lo spirito religioso serbö fino al giorno d’oggi quegli elementi, non
ostante al classicismo di Pietro il Grande, ed al Quarenghi ed agli altri Ila-
liani, che recarono tra le nevi ed i geli i tetti ribassati, i terrazzi p’ani, i
portici aperti, e tutte le forme, sciupate, dell’arte di Roma. E strano: codestq
indole russa non e serbata ora nell’arte dagli artefici russi; ma e svolta tutta,
o quasi, da architetti, pittori ed ornatisti tedeschi, da qualche Francese e da
qualche Italiano, diventati a un Iratto bizantini. Nella mostra architettonica
russa, in mezzo ai nomi di dura ortografia germanica, trovammo un Moni-
ghetti, valente artista, un Rossi, un Rastrelli, poi un Monferrand, un Bosse,
un Carbonnier, e via via.
Con gli altri popoli rientriamo in un’arte, che s’accosta alla francese ed
all’italiana; ma la Svizzera non aveva di notevole che un restauro deila fac-
eiata di San Pietro di Roma, composto sul disegno primitivo dal Gaymüller;
il Belgio una chiesetta del Carpentier; la Spagna una Universita dei Rogent,
arabizzante. Quanto all’Italia, non mancavano, .tra parecchi altri bei nomi,
quelli di tre dei migliori nostri architetti: ma il prirao aveva mandato due
immensi modelli in gesso senza piante e senza sezioni; il secondo, che avrebbe
potuto riempiere di eleganti sue cose un’intiera sala, aveva mandato una pianta
e due vedute prospettiche; il terzo, uomo tutto fantasia, un troppo vasto disegno
di una sola facciata. E un gran dire che 1’ Italia debba sempre mostrarsi in
faccia agli stranieri peggio di quel che sia in casa propria! E noi a Vienna erar
vamo ridotti a cercare un conforto nella mostra tedesca (Tedeschi e Austriaci sono
molto diversi, dove la poca roba non era compensata dalia boutä. La Banca berb-
nese dell’Hitzig, la Galleria nazionale dello Strack, il teatro di Francoforte del
Lucae, noti nomi, ma mediocri opere di stile gretto e scolastico; e nel resto
qualche ragionevole disegno dell’ Hauberrisser di Monaco, ed uno studio del
Thiersch sul Partenone, in cui dimostra con nuove misure che l’antico archi-
tetto, per raddolcire le linee dei lunghi lianchi, aveva posto colonne e trabea-
zione in leggerissima curva, facente pancia di qualche centimetro nel mezzo del-
l’edificio — delicata minuzia, da aggiungere a quelle che giä erano cqnosciute
nella perfetta arte dei Greci.
Era inveee molto importante la esposizione architettonica delEAustria. Vi
si trovava il progetto del Semper per 1’ingrandimento del palazzo imperiale,
quello deila nuova Universita del Ferstel, quello del palazzo per le due Ga-
mere dell’Hansen, quello del palazzo di Gitta dello Schmidt: colossali lavori
che, salvo il primo, sono giä in via di costruzione. Lhiltimo e di Stile archia-
cuto; gli altri di stile romano, a grandi scqmparti, con portici interminabili,
coronali di statue, e, per cagione dello stile e deila vastüä, .di aspetto un poco