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Full text : Relazioni dei giurati italiani sulla Esposizione Universale di Vienna del 1873: Fascicolo 3, Gruppo V. Sez. D - Seta e tessuti di seta

26  (;ftüpi*o  xxV.
Still’organismo  dei  travi  verticali  ed  orizzontali,  dei  puntoni,  delle  celiliiie  e
de’  piuoli.  INella  casa  russa  all’incontro  l’ornato  ha  un’indole  cosi  profonda»
mente  russa,  serba  tanto  i  caratteri  della  sua  origine  bizantina,  ehe  pare  una
inevilabile  necessitä  della  fabbrica.  Provatevi  a  toglierlo  via  con  la  immaginazione:
  non  vi  resta  piü  neanche  la  capanna  od  il  casolare.  L’unitä  apparente
della  costruzione  ,cön  la  örnamentazione  e  perfetta;  e  nella  presente  difficoltä
di  trovare  la  virlü  dello  Stile,  sia  pure  nelle  cose  bellissime,  codesta  easetta
sernbra  gioiello  raro.  C’  e  in  essa  qualche  curioso  tocco  di  colore.  Nel  tnezzo
qI  campo  bruno  dei  legno  brillano  il  candore  delle  iniposte,  ehe  nelle  finestre
dei  primo  piano  s’aprono  al  di  fuori,  ed  i  fiori,  che  vi  stanno  dipinti  nelle  riquadrature;
  e  dal  davanzale  delle  stesse  finestre  peudono  giii  dritti  dei  tappeli
ricamati  sul  bianco  a  belle  tinte  vivaci  senza  sfumature,  come  usano  le  donne
con  le  varie  lane  facendo  il  punto  a  croce  sulla  grossa  trama,  e  al  basso  terminanti
  in  una  bella  trina  largai  Tali  tappeti,  che  danno  un  certo  brio  alla
rasa,  sono  pure  di  legnö  ben  colorito;  e,  poiche  si  capisce  al  primo  sguardo
Che  sono  di  legno,  parrebbero  cose  da  bimbi,  se  non  avessero  anch’essi  quel
loro  carattere  bizantino,  e  se  lo  stesso  concetto  dei  metterli  lä  stabilmente  a
dare  immagine  di  una  slofia  non  fosse  pur  bizantino.  E  strano  a  pensare  come
nell’arte  architettonica,  e  in  altre  cose  ancora,  la  tradizione  metta  serietä  e
quasi  diremmo  bellezza;  e  come  la  bellezza,  che  non  si  leghi  a  nulla,  paia  a
primo  tralto  un  gingillo.  Questo  si  notava  a  ogni  passo  nella  Esposizione  di
Vienna,  dove  i  prodolti  degli  sforzi  piü  audaci  della  fantasia  innovatrice  stavuno
  accanto  a  quelli  che  vengono  dal  rispetto  piü  scrupoloso  delle  cose  antiche.
  Il  quäle  rispetto,  anche  nei  popoli  ehe  non  hanno  mai  avuto  un’arte  molto
avanzata,  serve  a  serbare  e  a  troiare  dei  concetti  grandiosi  o,  nella  stessa  ru
slicitä,  elegant!;  dei  che,  per  non  uscire  dal  legno,  si  poteva  trovare  l’esempio
nella  chiesa  nngherese,  che  ha  due  piani  di  gallerie  esterne  tutt  in  giro,  la
torre  nel  mezzo  e  i  letti  acuminati;  nella  casa  dei  pescatori  svedesi,  tulta  impiallacciata
  al  di  fuori,  nelle  pareli  e  nel  coperto  di  tnvolette  in  forma  di  squama,
con  due  loggie  sui  fianehi  e  davanti  alla  porta  un  portichetto;  nel  padiglione
della  Norvegia,  che  e  un  modello  di  case  che  si  disfanno,  che  si  spediscono  e
che  si  ricompongono,  e  via  discorrendo.
Chi  potesse  uscire  dai  limiti  delle  arti  belle  per  entrare  nel  campo  dell’ingegnere,
  saprebbe  lodare  molte  cose  dei  ricinto  della  Esposizione  come  assai
utili  nella  pratica  dei  costruire;  ma  noi,  che  non  avevamo  in  un  niese  il  tempo
di  badare  ad  altro  che  alla  bellezza,  non  possiamo  considerare  le  malerie  da
costruzione  se  non  in  corrispondenza  alle  forme  estetiche.  Il  ferro,  pieghevole
ad  ogni  grazia  di  cancellate,  di  ferrate  e  di  altri  simili  oggetti,  allorche  compone
  l’ossatura  di  una  fabbrica  perde  quasi  sempre,  rispetto  all’arte,  ogni
qualitä  ornamentale.  La  rigidezza  delle  linee  non  puö  facilmente  venire  rammorbidita,
  ne  la  esililä  dei  sostegni  facilmente  venire  rimpolpata,  poiche  se  si
mascliera  lo  scheletro  gli  si  fa  bugiardamente  mutare  carattere,  e  se  lo  si  lascia
  evidente  rimangono  pure  evidenti  que’  suoi  difetti  di  garbo.  Veramente
bodesti  difetti  non  appariscono  tali  se  non  quarido  si  capisca  che  l’arte  vuole
impacciarsi  a  imbellire  la  costruzione.  Certi  ponli,  certe  letloie,  certe  volle  a
‘entinature,  dove  non  v’ha  ombra  di  ornato,  sono  assai  belli  nella  sveltezza
            
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