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GRUPPO II.
eccezione le provincie meridionali deH’Impero Austro-Ungarico, le quali
trovansi, sotto l’aspetto di questa industria, nelle stesse condizioni delle
provincie italiane a cui sono limitrofe.
Gia da parecchi anni codesti lodevolissimi tentativi si ripetono presso
Je popolazioni delle provincie tedesche, boeme, polacche ed ungheresi del-
l’Impero, e gli stessi sforzi si adoperano dai prussiani, vürteraburghesi e
bavaresi. Si sono giä da tempo costituite delle societä per la diffusione della
sericoltura, altre se ne eressero per la acclimazione e la piantagione del
gelso, si fecero ovunque studi ed esperienze, si divulgarono con ogni
mezzo le migliori teorie, si istituirono corsi d’insegnamento, e tutto que-
sto per iniziativa di uomini egregi, illuminali, con sussidii d’ogni fatta
per parte dei governi, con ogni sorta di incoraggiamenti; ma convien
dire che i risultati sono ancor lungi dal corrispondere a tante speranze,
e sopratutto che la sericoltura e ancora ben lontana dal prendere posto
fra le ordinarie coltivazioni anche le meno irnportanti di quelle contrade.
Non e fuor di luogo l'accennare avanti tutto questo fatto volgare ma
rilevante , mentre dovremo veder lodare e premiare non pochi esempi di
buon volere e di intraprendenza; imperocehe giova trarne dal fatto me-
desimo un insegnamento, che vuol essere ricordato a tutti coloro, che troppo
facilmente si fanno apostoli e promotori di industrie agrarie e di coltiva
zioni che noi non abbiamo e che vorrebbero sostituite od aggiunte a
quelle che formano attualmente il vanto e la ricchezza propria e principale
del paese. Conviene cioe in quesli casi considerare le grandissime e non
sempre prevedibili difficoltä che si oppongono ad ogni radicale innovazione
nelle consuetudini agrarie, le quali non dipendono soltanto dalla non con-
facenza del clima e del terreno (contro cui Fagricoltore dispone ancora di
qualche mezzo efficace) ma dipendono da una serie ben piü molteplice e
varia, e talvolta indeclinabile di perdite, di contrarietä, di spostamenti, di
maggiori spese, di tempo, di fatica e che finiscono per essere ostacoli
insuperabili.
II danno maggiore poi e che troppo spesso non si considera, trattan-
dosi di innovare in paesi che hanno una costituzione agraria ben asse-
stata, con coltivazioni varie e regolarmente Ordinate e quello, che una
nuova industria. per quanto lucrosa, non puö introdursi senza spostare e
spesso senza sconvolgere tutto l’ordinamento agrario, a segno che quan-
d’anche la riuscita coronasse gli sforzi degli innovatori, non si arriverebbe
ad altro che a sostituire ad un prodotto nostro, per cui abbiamo tradi-
zioni e non temiamo concorrenza, un altro reddito per cui dobbiamo
procurarci credito e pel quäle abbiamo a superare la concorrenza d’altri
produttori piü esperti.
Senza che la massima si possa generalizzare ad ogni caso, importa perö
aver presente che la grande divisione del lavoro agrario ed industriale
e pur sempre di un utile incontestabile, tanto se si considera il grande