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Full text: Relazioni dei giurati italiani sulla Esposizione Universale di Vienna del 1873: Fascicolo 7, Gruppo VIII. - Industria del legno. Id. - scultura in legno. [Gruppo] XIII. - Carozze

INDUSTRIA DEL LEGNO. 
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Ebbero poi le menzioni onorevoli: 
IN 0 4 espositori di Napoli; 
»5 » della Toscana; 
»8 » della Liguria; 
»8 » della Yenezia; 
»6 » della Lombardia; 
»4 » di Roma; 
i> 4 » della Sardegna; 
»4 » dell’Umbria; 
»2 » dell’Emilia. 
Da questi quadri chiaramente risulta che l’Italia nel gruppo VIII so 
pra 477 espositori ebbe 59 premiati, cioe quasi ii 37 per OjO: il che sem- 
brami determiaare un assai lusinghiero risultato per l’industria del legno 
in generale. Ma perö l’esposizione di Vienna del 4873 ha realmente rive- 
lato un progresso notevole in questa industria? Ciö non si potrebbe coscien- 
ziosamente affermare, e per la sola ragione che la vera industria del legno 
non fu che molto imperfettamente rappresentata in questa come neüe pre- 
cedenti esposizioni universali. 
Molti espositori italiani, e specialmente quelli del gruppo VIII, ebbero 
sempre il gran torto di non formarsi una idea ben chiara dello scopo 
vero e reale delle grandi rassegne industriali. Queste furono sempre piü 
considerate come un immenso bazar ove si presentavano maggiori proba- 
bilitä di vendere con convenienza i prodotti, anziche come una vasta pa- 
lestra ove le forze manifatturiere della nazione dovevano misurarsi, ove i 
confronti dovevano stabilire la maggior perfezione raggiunta tanto nel- 
l’eccellenza del Iavoro, quanto nell’economia del prezzo j ove inline doveva 
stabilirsi il vero progresso industriale delle nazioni, col dimostrare che il 
maggior comodo, la eleganza, e il buon prezzo erano stati raggiunti a 
benefizio di tutte le classi sociali. Qui invece come a Londra nel 4862, e 
a Parigi nel 4867, dovemmo notare una quantitä ben grande di oggetti di 
lusso eseguiti per le classi privilegiate dalla fortuna; una considerevole 
collezione di mobili destinati piü al lusso che al comodo, e non erano sempre 
giustificabili i prezzi che si chiedevano di quei lavori. Dovemmo persua- 
derci che non sempre il buon gusto e la correttezza del disegno erano le 
doti principali di quei mobili, cui si era voluta dare l’impronta dell’arte, 
e che in generale difettavano, meno pochi, per una bella armonia nelle 
loro parti. Lamentammo non poche scorrettezze nello stile, e una sover- 
chia profusione negli ornati, che soventi volte pregiudieano invece di cre- 
scer pregio e valore ad un mobile: e dovemmo inoltre convenire che la 
parte della ebanisteria era la piü trascurata nei mobili di gran prezzo. 
Infine a lato di un gran numero di meriti industriali e di lavori prege- 
voli, riscontrammo in generale un gusto che poteva esser meglio diretto 
e la rieerca dello straordinario, anziche del vero hello.
	        
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