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Full text : Relazioni dei giurati italiani sulla Esposizione Universale di Vienna del 1873: Fascicolo 8, Gruppo I: Industria mineraria in Italia. - Industria del ferro In Italia. - Montanistica e fucine

38  GRLPPO  I.
Luona  qualitä,  e  quindi  circa  4,000  chilogrammi  all’unno.  Perö  Ie  spcse  essende»
eceessive,  i  Iavori  furono  abbandonati  e  revocata  la  concessione  gia  fatta.
Miano  (provincia  di  Parma).  —  La  societä  genovese  L’Esploratrice  ha  praticato
  un  foro  trivellato  aH’americana  a  Miano,  localitä  da  cui  scaturi  anticamente
  una  considerevole  quantitä  d’olio.  La  societä  stessa  non  sembra  perö
aver  ancora  raggiunto  Io  scopo  che  si  era  prefisso  colle  sue  trivellazioni,  quantunque
  nel  corso  del  lavoro,  quando  l’escavamento  giungeva  a  pochi  metru
si  fossero  giä  oüenuti  circa  4,000  litri  d’olio.
f  eil  di  Riglio  (Piacenza).  —  Diversi  pozzi  cscavati  coi  mezzi  ordinarii  in
val  di  Riglio,  producono  circa  2,000  litri  d’olio  all’anno.
Monlegibbio.  —  A  Montegibbio,  sul  territorio  di  Sassuolo  nel  Modenese,
in  prossimitä  delle  salse  di  Nirano,  si  osservano  potenti  banchi  di  arenaria
disgregata,  e  tutta  piii  o  meno  impregnata  di  petrolio.  Verso  il  punto  di  contatto
  con  argille  marnose  sottostanti,  scaturisce  naturalmente  il  petrolio  purissimo
  di  Montegibbio,  nella  scarsa  quantitä  di  4,500  litri  all’anno.
Tocco  di  Casauria  (Abruzzo  Ultra  II).  —  La  societä  Laschi  e  quella  della
Majella  hanno  intrapresa  fino  dal  4805  l’estrazione  del  petrolio  nero,  che
scaturisce  dalle  rocce  costituenti  il  Colle  d’Oro.  La  societä  Laschi  produsse
480,000  chilogrammi  d’olio  nel  4865  e  404,400  chilogrammi  nel  4860.  Ci
mancano  notizie  intorno  alle  successive  estrazioni..  La  societä  della  Majella
ne  estrasse  500,000  chilogrammi  nel  4865;  44,000  nel  4836  e  50,000  nel  4867.
Gli  sgorghi  di  petrolio  non  sono  copiosi  che  dopo  le  pioggie,  onde
sembra  che  l’acqua  la  quäle  penetra  nelle  cavitä  della  roecia  porti  a  galla
l’olio  penetratovi  per  filtrazione.
Il  petrolio  abruzzese  e  di  qualitä  scadente.  Distillandolo  si  ricava  soltanto
  V3  di  olio  da  ardere,  mentre  il  rimanente  e  essenzialmente  costituito
da  catrame  e  da  olii  pesantissimi,  buoni  soltanto  per  esser  convertiti  in  nero
di  fumo.
A  Roccamorice  e  nella  vaüetta  Pignattara,  sempre  nella  valle  del  Pescara,
vi  sono  sorgenti  naturali  di  asfalto  di  pertinenza  della  Societä  della  Majella,
delle  quali  ignorasi  la  produzione.
Tanto  la  Societä  Laschi  quanto  quella  della  Majella  hanno  o  sospese  affatto
  o  di  molto  scemate  Ie  loro  lavorazioni  dopo  il  4869.
Lettomanopello.  —  Sul  territorio  di  Lettomanopello  esiste  un  considerevole ­
  deposito  di  hitume  solido,  che  alle  falde  del  monte  presenta  una  potenza
considerevole.  Per  far  fruttare  questa  giacitura,  la  societä  della  Majella  ha
impiantato  sul  luogo  uno  stabilimento  di  distillazione,  con  30  grandi  störte
e  due  lambicchi,  destinati  alla  produzione  di  asfalto  e  di  olio  grezzo.  Quest’ultimo
  dovevasi  raffinare  in  altro  stabilimento  esistente  a  Grottamare,  e  di
proprietä  della  medesima  societä;  ma  la  raffineria  di  Grottamare  non  pote
essere  esercitata  per  le  opposizioni  degli  abitanti,  i  quali  mal  soffrivano  Ie
esalazioni  gassose,  che  si  producono  nella  raffinazione.  Per  questo  ed  anche
per  difficoltä  finanziarie  sopravvenute,  la  societä  si  dovette  limitare  a  produrre
  asfalti  a  Lettomanopello,  trattandovi  i  bitumi  solidi  escavati  sul  luogo-La
  produzione  del  1869  e  stata  di  circa  4,500  tonnellate  annue  che  si  vendeva
  ad  un  prezzo  medio  di  70  lire  la  tonnellata.
            
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