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Full text : Relazioni dei giurati italiani sulla Esposizione Universale di Vienna del 1873: Fascicolo 15, Gruppo II. - Matiere tessili. - Piante oleifere. Gruppo IV. - Olii commestibili

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ORUPPO  IT.

sivaniente  grassi;  il  colore  n’e  limpido,  e  si  accosta  molto  al  paglierino
degli  olii  di  Liguria.  Teramo  ha  un  operoso  Comizio  Agrario,  che  fa
bene  col  consiglio  e  con  l’esempio;  ha  proprietarii  intelligent!  e  ricchi
come  il  De  Cesaris,  il  Ciotti,  il  Casamarta,  il  duea  d’Atri  e  il  Paolini,  e
ha  potuto  in  pochi  anni  ottenere  cosi  grandi  progressi.  Ora  eine  terzi  della
produzione  olearia  di  quella  provincia  sono  rappresentati  da  olii  commestibili.
  Ouei  proprietari  intendono  come  non  vi  sia  per  essi  utilitä
a  produrre  olii  da  ardere  per  l’estrema  concorrenza  ,  che  questi  hanno
dal  petrolio,  e  come  non  ci  possa  essere  per  i  proprietari  di  oliveti  maggior
  convenienza  di  quella  di  perfezionar  sempre  il  prodotto.  E  la  grande
veritä,  che  si  principia  a  intendere  un  po’  per  volta  in  tutte  le  provincie
meridionali.  E  difatti  che  enorme  differenza  di  valore  tra  gli  olii  commestibili
  e  quelli  da  ardere  o  da  macchine!
Ma  io  devo  fare  un’ultra  lode  agli  espositori  della  provincia  di  Teramo. ­
  Essi  e  pochi  egregi  espositori  di  Terra  di  Bari  mandarono  gli
olii  chiusi  in  bottiglie  decenti,  e  piü  che  decenti,  belle  a  vedere  per  la
forma  svelta  e  la  bontä  del  cristallo,  e  per  cartellini  di  gusto  semplice.
Degli  altri  espositori  vorrei  quasi  non  discorrere,  per  non  nudare  una
piaga  comune  a  quasi  tutti  gli  italiani,  che  concorsero  a  Vienna,  come
avrebbero  concorso  a  una  mostra  di  provincia.  Rammento  ancora  certe
bottiglie  idropiche  di  pessimo  vetro,  empite  di  olio,  di  vino  o  di  aceto,
cartellini  spesso  senza  il  nome  dell’espositore,  per  cui  perdevamo  la
testa,  o  cartellini  appiccicati  col  pane,  e  turaccioli  coperti  di  pece  o
ceralacca  fetida  ;  rammento  ancora  i  meschini  fiaschi  impagliati  degli
espositori  toscani,  e  le  conserve  all'aceto  o  allo  zucchero  chiuse  in  vasi
di  farmacia  da  far  venire  il  colera,  e  frutta  secche  raecolte  in  cassettini
quadrati,  foderuti  di  carta  d  oro  e  di  carta  rossa,  e  vetrine  microscopiche
  e  goffe.  E  qui  mi  sia  permesso  di  fare  un’osservazione.  Nelle  Mostre
internazionali  non  e  utile  esporre,  se  non  si  espone  decentemente;  trascurare
  la  forma  e  una  grande  sconsigliatezza,  perche  non  solo  non  vi
si  fa  buona  figura,  ma  non  si  richiama  T  attenzione  del  pubblico  e  dei
giurati  sulle  cose  esposte.  Generalmente  in  Italia  non  si  comprende  ancora
il  valor  vero  delle  Mostre  internazionali  da  parte  dei  piecoli  e  dei  grandi
espositori.  L’  aver  cura  della  forma  si  crede  un  lusso,  e  perö  una  spesa
buttata,  alla  quäle  si  ribellano  la  taccagneria  e  la  poltroneria.  Eppure
per  i  grandi  espositori  come  per  i  piccoli  un’Esposizione  mondiale  e  una
fortuna,  e  i  qmttrini  spesi  per  pigliarvi  parte  sono  largamente  compensati
  dalla  pubblicita  straordinaria,  la  quäle  non  si  potrebbe  ottenere  che
spendendovi  fortissime  somme.  Un’  Esposizione  internazionale  e  una  fiera,  un
mercato  una  festa  internazionale,  e  perö  offre  il  modo  piü  facile  di  conoscere
e  di  essere  conosciuto.  di  vedere  e  di  esservisto.  Per  gli  espositori  forestieri
tutto  ciö  costituisce  valore,  ed  e  veramente  valore,  e  perö  si  paga.  Noi  italiani ­
  crediamo  che  valore  non  sia.  Questo  e  uno  sproposito  ,  che  rivela
            
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