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« Trieste, essi dicevano, che non impose mai balzelli
» ai suoi armatori, trasse a se qaelli di questa piazza La
» riboceano, qni raancano; ed alcuni di quei pochi che
» ancora vi sono costruiscono i navigli qui, ma sot-»
tomano li matricolano colä per esonerarsi da tante
» angherie. »
Si richiedeva in seguito, che le spese di porto della
nostra piazza fossero eguali a quelle degli altri porli della
monarchia; che si togliesse 1’ingiusto aggravio delle
spese di porto pei navigli che andavano.e venivano da
Ghioggia a Venezia. Era ingiusto che i bastimenti, che da
Venezia ivi si dirigevano, per iscaricare e quindi per ritornare
in questo porto, dovessero sobbarcarsi ad una
triplice spesa: pagare cioe quella dell’ ingresso a Venezia,
dell’ arrivo a Ghioggia, del ritorno in Malamocco.
Tale cumulo di tasse sopra uno stesso naviglio, sopra
uno stesso carico, pelle provenienze dal medesimo luogo,
era tenuto in conto di assai oppressivo: tanto piü che talvolta
ciö accadeva, per un fatto dipendente dall’ amministrazione
governativa, allorquando cioe essa rifiutava
1’ acquisto di un qualche carico di sale.
Si domanda in oltre una migliore provvidenza intorno
al pilotaggio. Gli ammiragli dei porti di Lido e
Malamocco recavano indubbia utilitä, ma sempre piü
urgeva di avere buoni piloti di mare. La causa prima
dei molti naufragi, che accadevano annualmente, proveniva
appunto dalla mancanza di questi piloti: ora e giusto
il dire che le camere di commercio, indarno, ma
da gran lunga, ne avevano fatto richiesta.
Infine, dopo altri particolari, che non risguardano
direttamente il nostro assunlo, si chiedeva che fosse
abrogata la notiflcazione del governo di Trieste (4 feb-