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della vera istruzione tecnica, della quäle ora il regno
d’Italia e la stessa Monarchia austro-ungarica si danuo
cosi zehnte pensiero. Anco nei ginnasi siinsegnava male,
e i piü si presentavano alle universitä deH’impero digiuni
di cognizioni sode ed Ordinate, colla testa inzeppata di
nozioni mal digerite, e, quel ch’ e peggio, pochissimi
erano edotti nella lingua italiana, nella storia, nella filo-
sofia. Nelle matematiche si ebbero pure tristissimi risul-
tati, e le scuole tecniche, le quali, da prineipio, erano
un avviamento al politecnico, allo scopo di fornire allo
Stato un buon impiegato di poste, un doganiere ecc.,
divennero ibridi istituti, e i giovani, i quali vi si diparti-
rono per recarsi alle universitä, fecero piü di una volta
pessima mostra di se.
Incessanti furono i lagni nelle famiglie : la stampa
tacque, perche la malignitä dei tempi non le concedeva
libera parola. Nelle adunanze di professori si ripeterono,
ma indarno, gli stessi lagni.
E invero, scendendo ora ai particolari, alla lingua
italiana, ad es., si fece sempre il viso dell’ armi, cosi nei
ginnasi liceali, come nelle scuole tecniche, ed anzi in
ogni istituto, il quäle si adoperasse a seguire i program-
mi ministeriali (1). Giascuno sa che allora il governo
austriaco, ben lungi dall’assecondare (come poi feceegre-
giamente) 1’ indole delle varie razze, voleva germaniz-
zare le razze latine, le slave e le magiare, ecc , e che non
solo qui, ma in tutto 1’ impero soffocava le aspirazioni
nazionali, e mentre a Venezia deturpava la lingua ita
liana e si affaticava di rendere obbligatorio il tedesco in
quelle estreme parli del Friuli, in cui si aggruppano
(1) In media la lingua italiana si insegnava due ore alla settimana.