MAK

Volltext: Wiener Werkstätte : Avantgarde, Art Déco, Industrial Design

sere calcolato negli anni 1905-1906. Intorno al 1910 sembra formarsi un certo dualismo: 
da un lato uno sfoggio ornamentale con colori splendenti e dall altro la riduzione sulla li- 
nearitä e pochi colori fino alla monocromia. 
Una linea evolutiva alla quäle bisogna attribuire determinati lavori della WW intorno al 
1905/06 (cat. n. 58, 59) rivela apparentemente qualche influenza dell'ornamento e dei 
colori di Klimt (cat. n. 56). II cromatismo espressivo di Oskar Kokoschka nelle illustra- 
zioni del programma del «Pipistrello» e delle cartoline illustrate (cat. n. 62, 63) fa parte di 
un’altra corrente. Questa e ugualmente caratteristica per le cartoline illustrate di altri ar- 
tisti e trova almeno in parte nella opposizione dei colori splendenti la sua origine in fat- 
tori tecnici. Chiaramente staccate fra di loro sono anche le luminose pietre dure dei 
gioielli a forte struttura cromatica di Hoffmann (cat. n. 72, 78). Alle perforazioni quadrate 
seguono perforazioni di forma floreale: i motivi dell’edera e del trifoglio vengono adattati 
a numerose varianti formali di componenti di servizi (cat. n. 64, 65) e certi lavori di perfo- 
razione sono in forma di viti con grappoli d’uva e di uccelli, un genere di leitmotiv di 
C. O. Czeschka (cat. n. 66). In confronto gli oggetti d’argento decorato di fili di perle 
hanno l’aria di nobile riservatezza. II confronto fra spille create allo stesso tempo, che in 
parte sono caratterizzate dal luccichio multicolore di pietre dure (cat. n. 72) e in parte da 
strisce blu-bianco-oro (cat. n. 73) rivela chiaramente le due correnti. La riduzione e an- 
cor maggiormente accentuata nel bianco-nero di un bozzetto per bicchieri (cat. n. 74), 
nel nero-oro di un portafoglio (cat. n. 75) o nell’ordinamento verticale di un servizio di 
bicchieri da te (cat. n. 76). Invece la ricchezza floreale e ornamentale delle poltrone e del 
pavimento di un interno (cat. n. 77) danno l’impressione di un «embarras de richesse» 
dell’epoca Biedermeier. 
Dell’arte decorativa la WW incomincia ad occuparsi giä prima della prima guerra mon 
diale. Un fattore essenziale per il fatto che I’« Art Deco» inizia in Austria molto prima che 
non in altri paesi deve ricercarsi senza dubbio nella continuitä appena intaccata dalla 
prima guerra mondiale. 
II concetto dell’« Art Deco», come tutti gli altri concetti stilistici, si presta difficilmente ad 
una definizione. Nata in occasione della Mostra dell’Artigianato Artistico di Parigi nel 
1925, il concetto viene con troppa semplificazione in generale suddiviso in due correnti 
principali diametralmente opposte e cioe nel «funzionalismo», piuttosto di casa in Ger 
mania (Bauhaus) e nell’arte «lussureggiante» francese. Soprattutto nei paesi di lingua 
inglese si fa la distinzione fra I’«Art Deco» degli anni 20 e la «Streamline Moderne» degli 
anni trenta. .. 
La «forma senza ornamento», il «nuovo funzionalismo», si trova sia negli oggetti de a 
WW anteriori alla prima guerra mondiale (cat. n. 1, 2, 7, 80, ecc.) sia nell’horror vacui 
dell’arte lussureggiante delle superfici: favolositä d’aspetto orientale ed ornamenti fan- 
tastici (p. es. gli ornamenti di superfici bianco-nere di Peche intorno al 1912, ma anche 
fuori della WW le «Serapis-Fayence» di Wahliss, il disegno nero a penna dei bicchieri di 
Massanetz). 
Diversi dello Stile Liberty floreale numerosi modelli decorativi di quell epoca creano un 
legame con l’arte dell’ornamento degli anni 20 che nel rapporto con I arte delle superfici 
e in parte quasi del genere Biedermeier (cat. n. 90-99). 
La Streamline Moderne degli anni 30 sembra insita nella linea slanciata delle dame di 
Lendecke (cat. n. 95). . 
Disegni di Carl Krenek, datati 1912, preannunciano Io Stile zig-zag di Peche. Nomen est 
omen: Io «style zigzag» (che ha presto trovato il suo impiego nei modelli di st off a «Gra 
nate» e «Blitz» di Krenek) fu ugualmente impiegato quäle sinonimo dell’«Art Deco». Gl: 
ornamenti a zigzag di una coppa creata durante la guerra fanno parte dello stesso 
gruppo (cat. n. 103). Tale tendenza sembra trovare la sua continuazione nei lavori di Leo 
Blonder (cat. n. 109) e nei lavori del primo periodo di Dagobert Peche (cat. n. 110, 114, 
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